Rose calpestava nel suo delirio
Tratto dalle poesie e le lettere d'amore tra Dino Campana e Sibilla Aleramo.
Musica dal vivo: fisarmonica e violino. Con vino toscano.
E’ tutta compresa nel tumultuoso carteggio l' appassionata e difficile storia d’amore, vissuta fra botte ed insulti, separazioni e riappacificazioni, dal 1916 al 1918, dai due poeti, Dino Campana e Sibilla Aleramo: lui 31 anni, lei 40. Il loro amore esplode nell'estate del 1914 trasformandosi da “un viaggio chiamato amore” in vero e proprio calvario.
Sibilla Aleramo, già segnata dal tentativo di suicidio della madre e dalla violenza sessuale subita a 16 anni, quando conobbe Dino Campana era considerata la donna più bella d’Italia ed era già famosa per aver pubblicato il romanzo autobiografico “Una donna”, in cui definiva oppressiva e frustrante l’istituzione matrimoniale. Dino Campana era di animo inquieto, gli venne presto diagnosticata “una forma psichica a base di esaltazione”, per la quale venne ripetutamente internato in manicomio.
Manifestazione del suo disagio era soprattutto l’irrequietezza, che lo portava spesso a viaggiare come un nomade, incapace di relazioni affettive stabili. E' dalla passione amorosa di questi due poeti, tutta affidata ad una fitta corrispondenza, e dalle poesie di “Canti Orfici” che prende vita questo recital: i canti alludono a una concezione simbolistica della poesia, assimilata alla voce degli antichi poetiprofeti, che illuminano sfondi di città trasognate; il carteggio ripercorre la vicenda d'amore tra silenzi, allontanamenti, il peggioramento dei disturbi psichici di Campana, le suppliche, gli arresti fino all'ultimo fermo, quello che condusse il poeta al manicomio di San Salvi dove terminò il doloroso viaggio. Fu Sibilla a troncare la relazione con Dino, romantico, fragile, ma anche violento, geloso di un passato che lei non gli nascondeva, instabile e pervaso da una carica autodistruttiva alla quale lei, ansiosa di vivere, non volle mai piegarsi.