Gruppo di Lettura SAN VITALE

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Furfanti, Banditi e Vagabondi nella Città Calamitosa

Furfanti, Banditi e Vagabondi nella Città Calamitosa

Regia: Anastasia Costantini.

Con:

Elisabetta Balia, Stefano Cutaia, Carmine Scianguetta, Stefano Volpe.


Musiche dal vivo:
Stefano Zuffi.

Scene e luci: Andrea Ballanti.

Sei mendicanti vagabondi, tra cui due musici, si ritrovano nei dintorni di Bologna sotto le mura di una casa abbandonata dai suoi proprietari, forse falliti per la carestia che ha colpito la regione: sono diretti a Roma, al gran raduno dei mendicanti, ciarlatani, furfanti, buffoni, pitocchi. Ma quella sera di sosta è una sera speciale: da mangiare non c’è quasi nulla, e neanche da bere, però ugualmente viene fatto un contratto di matrimonio, si studiano le ultime furberie, si controllano i movimenti delle sagome per il “teatro delle ombre”, si fanno le prove per le buffonate, le farse e le giocolierie che sapranno stupire il popolino fino a fargli comprare i famosi “bussoli”, le boccette piene di “rimedi dalle mille virtù”, fino a fargli credere che le carte promettono un destino di abbondanza e salute.

Da alcune delle opere più belle ed ironiche di Giulio Cesare Croce - “Il banchetto dei malcibati”, “La serenata di Gian Pitocco”, “Le lodi della prigione” – è stato tratto il testo di questo “spettacolo in musica” che spesso muove il riso, o almeno il sorriso, del pubblico.
Il Croce, che condanna senza ripensamenti le malefatte dei banditi veri, descrive con una certa indulgenza le furberie e le astuzie dei ciarlatani, ben sapendo che il “mestiere del vagabondo” e persino quello del furfante non rappresentavano una scelta, in quei tempi così difficili di guerre, epidemie, carestie cicliche, ma una dolorosa necessità, che costringeva un’incredibile moltitudine di poveri e di affamati ad affrontare le frustate, le torture, il taglio di un orecchio e a volte a rischiare la pena di morte per sopravvivere, per tirare avanti in qualche modo.

Anche quei sei dello spettacolo sono abbastanza innocui. Il fornaio Gian Pitocco che abbandona il forno per la vita vagabonda è un furfante innamorato, bonaccione e birichino che vuol gustare la vita libera, dopo aver convinto l’accorta e appetitosa Grisolina a seguirlo, godendo di una improbabile ricchezza fatta leggendo le carte ai gonzi, impietositi dalle sventure di un abile mendicante, istruito dal più anziano Messer Scroccone della buona Limosina e dal cuoco Magrino, nome più coerente coi tempi di carestia di quello originale di Grassino.
Al ritmo vivace dei bravi musicisti della Compagnia dei Rappezzati, il corteo allegro e straccione si avvierà verso Roma dove ricomincerà l’avventura delle burle e delle furfanterie.


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