Farse rustiche al paese della Fleppa
Da quattro operette di Giulio Cesare Croce
Questo spettacolo si propone di valorizzare il grande patrimonio letterario, in dialetto o in lingua, della nostra città, oltre che della provincia e della regione. Ne abbiamo colto importanti testimonianze nelle figure femminili più significative e argute fra quelle create dall’ingegno “bizzarro” di Giulio Cesare Croce,
il padre di Bertoldo, un autore ancora troppo poco frequentato nelle scuole e nei teatri e soprattutto nel riconoscimento di una comune eredità culturale fra i cittadini di questo territorio. Si parte da una nostra ricerca, poi allargata ad alcuni preziosi studi già pubblicati, sulle opere del poeta e drammaturgo vissuto a Bologna dal 1550 al 1609, ed in particolare su quattro operette – alcune delle quali vengono ancor oggi rappresentate - che sono state interpolate per costruire lo spettacolo: La Fleppa combattuta per amor da due villani, La Rossa dal Vergato, Lo smergolamento che fa la zia Tadìa, Vanto di due villani, tutte assimilabili per l’ambientazione campagnola di nobili tradizioni di lavoro, di spirito e di buon senso contadino.
Ci è sembrato positivo misurarci con le opere più popolari, dialettali e “in lingua”, di Giulio Cesare Croce, grande raccontatore di storie e attento conoscitore di anime, grandissimo nel dare spessore di protagoniste alle figure femminili. Infatti nel nostro spettacolo, insieme ai giovani irruenti e ai vecchi
saggi, restano in mente le donne, le più amate dal pubblico perché sempre pronte, pur nella tragicità della miseria e della guerra, all’arguta malizia di risposte piccanti: la Rossa da Vergato, con la sua vigorosa femminilità, donna povera ma piena di dignità, esperta nei lavori di casa e nella cura degli uomini; c’è poi la Tadìa, un’anziana madre preoccupata che il suo figliolo, mangiatore smodato chiamato alla guerra, non abbia per colazione le solite quattro pagnotte e i soliti sei piatti di tortelli; ma soprattutto ricordiamo la giovane seducente Fleppa, ragazza timorata ma concreta e allusiva nella scelta di volere per marito, fra i due pretendenti, quello che ha il naso più lungo. Infine ci sembra che la possibilità di conoscere la nostra più alta letteratura “in lingua bolognese” abbia
anche qualche valore sociale perché questa tradizione, così viva e importante per molti anziani e così meritevole di attenzione da parte dei più giovani, potrà costituire occasione di incontro fra le generazioni con il riconoscimento della propria identità e –perché no?– con l’orgoglio di condividere una grande eredità culturale prodotta da chi ci ha preceduto e che abbiamo il dovere di conservare. Contiamo infatti di inserire canti e balli popolari in alcune scene dello spettacolo, a cui potranno partecipare, se credono, anche gli spettatori. Agli spettatori viene distribuito anche un libretto molto semplice, con il testo dialettale rappresentato, corredato dalla traduzione in italiano: sarà il dono di un piccolo “inedito”, che renderà più facile seguire lo spettacolo, anche per chi non conosce il dialetto.